“Accademia dei Lincei: va rivista l’abilitazione scientifica dei professori universitari”

Di seguito si riporta per esteso un interessante articolo de Il Sole 24 Ore del 16.2.2024:

L’abilitazione scientifica nazionale per i docenti, introdotta più di 10 anni fa, non ha prodotto i risultati attesi e andrebbe quindi modificata

di Redazione Scuola

L’abilitazione scientifica nazionale per i professori universitari, introdotta più di 10 anni fa, non ha prodotto i risultati attesi e andrebbe quindi rivista e modificata. La proposta arriva dall’Accademia Nazionale dei Lincei e dalle sue commissioni su Ricerca e Università, che sottolineano come l’esperienza abbia prodotto effetti distorsivi, generando spesso una corsa ad aumentare la quantità più che la qualità delle pubblicazioni scientifiche. Ad esempio, gli articoli pubblicati hanno visto aumentare di molto il numero degli autori senza che ve ne fosse la reale necessità, rendendo difficile l’identificazione del contributo individuale.

Le proposte

Per rendere più logico e trasparente il percorso per ottenere l’abilitazione nazionale e contribuire a migliorare l’insegnamento nelle università, l’Accademia dei Lincei propone dunque di mettere le commissioni esaminatrici nelle condizioni di poter entrare nel merito delle pubblicazioni presentate e di valutarne qualità e originalità, diminuendo il numero di pubblicazioni da esaminare. Con questo obiettivo in mente, ogni candidato dovrebbe presentare soltanto le pubblicazioni che ritiene più significative. La commissione dei Lincei propone anche di abolire i cosiddetti “titoli”, cioè il requisito di avere svolto un numero minimo di attività didattico-scientifiche, che attualmente sono anche specificate in modo ambiguo. I titoli potranno essere sostituiti da un curriculum completo e da uno ‘narrativo’, che illustri tutti quegli aspetti meno tradizionali e ricostruisca il proprio percorso scientifico. Infine, sarebbe utile scoraggiare quei tentativi di ottenere l’abilitazione che hanno scarse probabilità di successo, dissuadendo il candidato dal presentare una nuova domanda l’anno seguente“.

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